ANGOLI MAGICI DELL’ISOLA D’ISCHIA
intera giornata - inclusi maschera di fango e spuntino
 
Prelevamento in hotel di mattina; prima tappa la baia di Sorgeto, per un bagno nelle piscine naturali di acqua termale. In taxi-boat si raggiunge la spiaggia dei Maronti, con sosta a cava Grado, luogo di fumarole termali. Poi: visita alla sorgente di cava Scura con le terme di epoca romana scavate nella roccia. Sosta sulla spiaggia: bagno, maschera di fango e spuntino (bruschetta, frutta, acqua) presso un ristorante/bar. Attraverso la spiaggia si raggiunge il piazzale per trasferimento in bus alla sorgente di Nitrodi con docce termali immerse in uno splendido scenario naturale, per una sferzata di benessere e bellezza. Al termine, rientro in hotel.

 

NOTE
• Alcune escursioni non sono garantite tutto l’anno.
• Ricordiamo ai gentili ospiti che il programma potrà subire variazioni in caso di cattive condizioni meteomarine o per causa di forza maggiore.
• I pasti e i biglietti di entrata ai luoghi di cultura (scavi, musei, Vesuvio, etc.), dove non espressamente indicato, non sono compresi nel prezzo.
• Le escursioni potrebbero essere in duplice lingua.

La storia delle terme di Cavascura
 
Il periodo Greco Romano

Le Terme di Cavascura affondano le loro radici in un epoca in cui la Storia faceva tutt’uno con la Religione e la Natura. Infatti, già dal periodo della colonizzazione greca era vivissimo il culto per le fonti salutari, giacché gli Antichi attribuivano a queste acque un valore divino perché simbolo di vitalità e vigore inspiegabili. Anche negli scritti di Pindaro, Omero, Strabone e Plinio si possono trovare dei riferimenti a queste sorgenti; essi scrivevano che tutte le sorgenti appartenenti ai Comuni di Barano e Serrara Fontana erano assiduamente frequentate da antiche popolazioni. Anticamente questa fonte veniva chiamata “Aratro”, forse perché aveva la virtù di raddrizzare e sollevare le persone con problemi di reumatismi, sciatiche e fratture. Infatti, per millenni gli uomini sono andati alle sorgenti termali per riattivare i meccanismi delle loro articolazioni ma anche della loro respirazione, ed infine per recuperare attraverso l’acqua termale, gli sbiaditi valori estetici. Il termine Cavascura deriva, infatti, da due parole greche “causos” e “coure” che stanno proprio a significare il “calore estremo” dell’acqua di queste sorgenti. Stradone esaltava a suo tempo le virtù curative delle acque di Cavascura, attribuendo a queste ultime la proprietà di curare anche i dolori biliari. Nel periodo Romano, la sorgente di Cavascura conobbe un grandissimo splendore. Are, cappelle e piccoli templi furono eretti in prossimità di questa sorgente a testimonianza di un culto religioso molto spiccato presso queste popolazioni. Lo stesso Cicerone ricordando il suo soggiorno nell’isola di Ischia parla della spiaggia dei maroniti “dove sotto la sabbia e in fondo al mare brucia il cuore di un vulcano e nella valle di Cava Scura scorre un’acqua bollente”. In un documento del Trecento, conservato attualmente presso la Biblioteca Angelica di Roma, il medico personale di Carlo D’Angiò, Giovanni da Casamicciola scriveva che la fonte di Cavascura era “fonte di salute e giovinezza e utile in tutti i dolori delle membra e valevoli per la digestione”.

 

Il periodo Aragonese

In questo periodo i suddetti Bagni venivano frequentati dalla nobiltà angioina presente sul castello di Ischia Ponte. Il barone Marino Cossa, il governatore Cesare Sterlich e finanche il re Roberto D’Angiò si servirono delle miracolose acque. Con l’arrivo degli Aragonesi, i Bagni di Cavascura vennero valorizzati e raccomandati per i pazienti che avevano subito le fatiche di guerra. Re Alfonso I di Aragona volle sperimentare personalmente l’efficacia delle sorgenti e fece realizzare delle vasche in muratura e migliorò il piccolo sentiero che collegava la sorgente al mare. Grazie agli studi del medico Giovanni Elisio (1519) pubblicati in “Succinta instauratio de Balneis”, la fama delle nostre acque richiamò una moltitudine di infermi da ogni angolo del nostro Regno di Napoli. La famiglia d’Avalos diede maggiore impulso alle terme suscitando l’interesse della nobiltà napoletana. Arrivarono così Donna Maria d’Aragona, Giulia Gonzaga e altre nobildonne attirate dalle decantate virtù ginecologiche delle acque. Un approfondito studio venne fatto nel 1588 dal grande medico calabrese Giulio Iasolino nella sua opera “De rimedi naturali…”. Egli scriveva: “ pretiosissima acqua utile a sanare la tosse e qualunque reuma del petto, rinforza le ossa rotte, emenda felicissimamente la sterilità, giova insomma a tutto il corpo…”

 

Gli ultimi due secoli

Nel Settecento vi fu un rinnovato interesse per le Terme dopo un secolo di dimenticanza. Il merito fu di Gian Andrea D’Aloisio che analizzò le acque al microscopio e confermò le molteplici virtù curative. Nel 1769 a causa di grosse frane i Bagni di Cavascura erano rimasti sepolti per un lungo periodo sotto un grande ammasso di fango e detriti. Ma grazie al generale napoleonico Giorgio Corafà, viceré di Palermo, che soggiornava al Testaccio per lunghi periodi dell’anno, dopo mesi di lavoro, il materiale tufaceo fu rimosso e l’acqua termale ad elevate temperature sgorgò nuovamente dalla roccia, ripristinando così il normale funzionamento della sorgente. La fama di queste acque raggiunse nel secolo scorso i luoghi più lontani. Da ogni parte d’Europa gli ammalati si portavano a Cavascura per sperimentare le virtù curative delle sue acque e dei suoi fanghi applicati sui corpi doloranti. La curiosità spinse Ferdinando II ad interessarsi di questa sorgente facendo analizzare le acque presso il “Reale Gabinetto Chimico di Napoli”. Una seconda frana verso la metà dell’Ottocento fece sospendere per molti anni le cure. La lontananza dai centri abitati, il disagio del percorso contribuirono a relegare nell’abbandono un patrimonio ideologico di eccezionale valore terapeutico. Fu per merito del medico di Serrara Fontana, Lorenzo Fiore, se verso il 1850 Cavascura venne nuovamente riattivata. Nel 1933 la sorgente e i terreni circostanti vennero donati all’Arciconfraternita di Serrara Fontana con l’intestazione “Opera Pia Beneficenza Fiore” che a sua volta la concedeva in affitto a Vincenzo Migliaccio. Dopo una gestione quarantennale il complesso venne chiuso per alcuni anni. Passarono circa 10 anni nei quali, questo meraviglioso parco archeologico romano, venne lasciato completamente abbandonato e degradato. Nel 1988 venne ristrutturato e riaperto dai fratelli Di Iorio, che fecero di tutto per mantenerlo allo stato naturale senza apportarvi alcuna modifica o aggiunta. Attualmente è aperto al pubblico da aprile ad ottobre.

 

fonte: https://www.cavascura.it/terme/cavascura-storia/