POMPEI E AMALFI IN MINIBUS
intera giornata - ingressi da pag. in loco
 
Prelevamento in hotel di mattina, imbarco per Napoli. In minibus si raggiunge Pompei per la visita agli scavi archeologici. L’antica città distrutta dall’eruzione del Vesuvio è tra i luoghi più straordinari della cultura occidentale. L’escursione prosegue con la visita ad Amalfi con sosta libera, durante la quale si potrà passeggiare tra le caratteristiche stradine del centro storico, visitare il celebre duomo, il chiostro del Paradiso. Durante l’escursione è prevista una sosta per il pranzo (libero). Nel tardo pomeriggio previsto trasferimento per l’imbarco e rientro in hotel.

 

NOTE
• Alcune escursioni non sono garantite tutto l’anno.
• Ricordiamo ai gentili ospiti che il programma potrà subire variazioni in caso di cattive condizioni meteomarine o per causa di forza maggiore.
• I pasti e i biglietti di entrata ai luoghi di cultura (scavi, musei, Vesuvio, etc.), dove non espressamente indicato, non sono compresi nel prezzo.
• Le escursioni potrebbero essere in duplice lingua.

La storia di Pompei e Amalfi
 
Cenni storici sulla città di Pompei

Una densa caligine si avanza su di noi, come un torrente che stesse per precipitarsi al suolo dietro di noi.

Lasciamo la strada - dico io - mentre fa ancora chiaro, per non cadere sul passaggio ed essere schiacciati sotto il passo dei nostri compagni nelle tenebre.

Orto dei Fuggiaschi Pompei sorge su un altopiano di formazione vulcanica, sul versante meridionale del Vesuvio, a circa 30 metri sul livello del mare ed a breve distanza dalla foce del fiume Sarno, in una suggestiva posizione, decantata in epoca romana anche da Seneca. La mancanza di sorgenti o corsi d'acqua sull'altopiano impedì il suo popolamento nelle epoche più remote, anche se nel corso dell'VIII secolo a. C. nella vicina valle del Sarno si erano formati alcuni insediamenti , come testimoniano numerose tombe a fossa.

La popolazione che fondò Pompei era sicuramente osca, ma è dubbio se il nome stesso della città derivi dal greco o dall'osco.

La fortuna della città fu sin dall'inizio legata alla sua posizione sul mare, che la rendeva il porto dei centri dell'entroterra campano, in concorrenza con le città greche della costa. Naturalmente l'osca Pompei non poteva sottrarsi all'influenza greca, che si estendeva nel golfo di Napoli fino alla penisola sorrentina, includendo anche le isole di Capri e Ischia. L'egemonia greca sulla costa campana venne però ben presto minacciata dall'avanzare prepotente di una nuova, formidabile potenza: quella degli Etruschi, che conquistò anche Pompei, risale infatti a quel periodo il Tempio di Apollo e le Terme Stabiane.

Contemporaneamente, però, dovette cominciare una lenta ma inarrestabile discesa delle popolazioni sannitiche provenienti dalle zone montane conquistando nel corso del V secolo a.C. tutta la Campania, ad eccezione di Neapolis e la unificarono sotto il loro dominio.

Pompei dovette subire notevoli trasformazioni urbanistiche ed architettoniche, nel compiere le quali i Sanniti non riuscirono a prescindere dall'influenza greca. Finalmente, nel II secolo a.C. col dominio di Roma sul Mediterraneo che facilitò la circolazione delle merci, la città conobbe un periodo di grande crescita a livello economico, soprattutto attraverso la produzione e l'esportazione di vino e olio.

Questo stato di benessere si riflette in un notevolissimo sviluppo dell'edilizia pubblica e privata: furono realizzati in questo momento il Tempio di Giove e la Basilica nell'area del Foro, mentre a livello privato una dimora signorile come la Casa del Fauno compete per la grandezza e magnificenza. La situazione economica restò florida per molto tempo e furono creati nuovi importanti edifici pubblici, come l'Anfiteatro e l'Odeon.

L'età imperiale si apre con l'ingresso a Pompei di nuove famiglie filo augustee della quale sono un chiaro esempio l'Edificio di Eumachia e il Tempio della Fortuna Augusta. Nel 62 d.C. un disastroso terremoto provocò gravissimi danni agli edifici della città; gli anni successivi furono impiegati nell'imponente opera di ristrutturazione, ancora in atto al momento della fatale eruzione del Vesuvio del 24 agosto del 79 d.C., quando Pompei fu seppellita completamente e definitivamente da una fitta pioggia di lapilli.

Pompei si estendeva su quasi 64 ettari e la sua popolazione era di circa 20.000 persone.

La planimetria della città dalla regolarità geometrica venne fondamentalmente derivata dall'architetto e urbanista greco Ippodamo di Mileto. Ma la planimetria di Pompei non si conforma alla rigida disposizione secondo angoli retti, e gli isolati non hanno dimensioni costanti che distinguevano, in genere, le opere di Ippodamo. Tuttavia, nonostante la carenza di esattezza, Pompei costituisce il primo esempio di pianificazione urbana sistematica in Italia. Architetti, progettisti e costruttori ebbero il loro momento più felice al tempo di Nerone, come conseguenza del terremoto del 62 d.C. Infatti, durante gli ultimi diciassette anni della vita della città essi furono chiamati, non solo ad ampliare la zona di Pompei, ma anche a ricostruire i numerosi edifici che il terremoto aveva distrutto o danneggiato. Tuttavia ciò prese molto tempo ed i costruttori non portarono a termine il loro lavoro; i grandiosi progetti per la ricostruzione degli edifici pubblici in molti casi non erano stati neanche avviati quando l'eruzione vesuviana del 79 d.C. ne provocarono la cancellazione totale.

Nei visitatori desta sempre sorpresa lo scoprire come fossero anguste la maggior parte delle strade dell'epoca. A Pompei esse erano larghe 2.4 o 3.6 o 4.5 metri, e la più ampia di tutte misurava poco più di sette metri. Su ambe due i lati delle strade principali v'erano zone soprelevate (marciapiedi) ma, poiché nel mezzo v'erano acque di scolo, si disponevano tra di esse grosse pietre per permettere ai pedoni di passare da un lato all'altro della strada. In molti incroci si incontrano delle fontane decorate con pietre scolpite sormontanti la vasca rettangolare di pietra. Le fontane, come pure numerosi edifici, erano alimentate da tubazioni di piombo disposte sotto i marciapiedi e che prendevano l'acqua da grosse cisterne, essa arrivava alle cisterne dalle colline dell'interno per mezzo un acquedotto che cominciava da Serino, nei pressi dell'odierna Avellino, a 26 chilometri nell'entroterra. Le mura di Pompei rappresentano uno dei più importanti sistemi di fortificazione di città italica preromana che siano giunti fino a noi. In esse si notano non meno di quattro fasi di costruzione. Nel corso del II secolo a.C. le difese vennero ulteriormente rinforzate e alla fine, verso il 100, furono aggiunte dodici torri.

Pompei aveva sette porte, cinque delle quali comunicavano con importanti strade esterne. Subito fuori le mura si estendevano grandi aree principalmente adibite a cimiteri, dal momento che le sepolture e le cremazioni erano proibite all'interno della città. I rapporti tra i vivi ed i morti erano molto intimi; alcune delle tombe più grandi erano dotate di sala da pranzo e perfino di cucina per i banchetti annuali previsti nel testamento di coloro che vi erano sepolti.

fonte: https://www.pompeionline.net/pompei-scavi/cenni-storici-sulla-citta-antica

 

Amalfi è un richiamo continuo per i turisti di tutto il mondo, il luogo di una primavera perenne. Le tonalità cromatiche, che variano di ora in ora, rendono questo mare assolutamente ineguagliabile. In questo angolo di paradiso, la storia e la leggenda si intrecciano e creano un insieme inscindibile.

Secondo la tradizione Ercole, il dio pagano della forza, amava una ninfa di nome Amalfi: ma il suo amore ebbe breve vita. Ella si spense ed Ercole la seppellì nel posto più bello del mondo e per immortalarla ne diede il nome alla città da lui ivi costruita.

Il nome Amalfi

Per la storia invece fu fondata dopo la morte di Costantino, trae le sue origini da famiglie romane che, imbarcate per Costantinopoli, furono travolte dalla tempesta nel golfo di Policastro. Vi avrebbero fondato una «Melphes» l’attuale Melfi, poi trasferitisi più a nord, avrebbero preso dimora nell’attuale Amalfi, fondandola col nome di «A-Melphes».

Gli albori di Amalfi

Le prime notizie risalgono al 533, al tempo della guerra greco-gotica. Con la vittoria di Narsete su Teia, Amalfi passa sotto il dominio dell’impero Bizantino ed entra nel ducato di Napoli. Nel VI secolo diviene sede vescovile. Il vescovo assolveva funzioni religiose e provvedeva alla difesa della città. Nell’836 Sicardo, duca di Benevento, saccheggiò Amalfi, deportandone gli abitanti in Salerno.

Nell’839 ucciso il duca Sicardo, gli amalfitani si ribellarono e conquistarono potenza e autonomia fino alla fine dell’XI secolo. Amalfi iniziò un’astuta politica nei riguardi dei due imperi e degli altri Stati italiani. Lo fece per salvaguardare i propri interessi commerciali e sconfisse i saraceni che ne insidiavano il traffico.

In un primo tempo fu retta a Repubblica, verso l’850 con due «prefetti» annuali, poi da «giudici», ed infine dal 958 da «duchi dogi».

Amalfi e i duchi dogi

Sulla loro elezione avevano un formale diritto di conferma gli imperatori d’Oriente, ma in realtà la città si amministrava in piena libertà, con leggi magistrati e monete proprie.

Le esigenze di difesa e del commercio marittimo, spinsero spesso Amalfi ad allearsi con i saraceni. Ludovico II, contro i bizantini, che volevano ripristinare la sovranità dell’impero d’Oriente. L’alleanza con i saraceni fu comunque instabile e poco duratura. Questi infatti, nel 915, dopo una furiosa battaglia furono battuti e definitivamente cacciati dal territorio amalfitano.

Amalfi, l’anno 1000

Nel 920 sempre per mano degli amalfitani furono cacciati da Reggio Calabria. Per tutto il X secolo e l’inizio dell’XI, gli amalfitani ebbero un’espansione commerciale ed una solida prosperità economica occupando nel Mediterraneo quel posto che più tardi ebbero Pisa e Genova.

La ricchezza di Amalfi fu tale in questo periodo che Guglielmo Appulo scrisse che nessuna città era più ricca d’oro, di argento e di stoffe di ogni sorta e che vi si incontravano arabi, siculi, africani e persino indiani. Si spiega così la ricchezza delle sue consuetudini marittime, che ebbero dagli amalfitani una delle loro più antiche codificazioni, nella famosa «Tabula Amalphitana» che era il codice marittimo più accreditato di tutte le nazioni marinare dell’epoca.

Amalfi, dominatrice del mercato

Esso regolamentava i rapporti tra padrone di nave e marinai e fra marinai e mercanti. La stessa leggenda di Flavio Gioia, vissuto probabilmente agli inizi del XIV secolo, conferma ad Amalfi il vanto d’aver per prima perfezionato la bussola a vantaggio della navigazione e fornito materiale delle prime carte nautiche medievali.

Dominatrice del mercato delle spezie, dei profumi, della seta e dei tappeti preziosi, nel X secolo coniò il soldo d’oro, il tarì d’oro e d’argento, che erano in circolazione nell’impero greco, in Africa e nei principati longobardi. Queste monete erano simili a quelle musulmane ciò a dimostrazione del fatto che i rapporti commerciali erano più sviluppati con gli arabi che con i bizantini.

Il notevole sviluppo di Amalfi era dovuto in gran parte alla indipendenza di cui godeva; ma la limitatezza del territorio e la debolezza militare per la carenza dell’appoggio bizantino rendeva insicura questa indipendenza.

Amalfitani e salernitani

Nel 1039 Guaimario V, principe di Salerno, s’impadronì del ducato di Amalfi e sebbene ridette il potere al duca Mansone II il cieco che ne era stato privato dal fratello Giovanni II, stabilì in realtà il dominio salernitano sulla città. Pressati dai salernitani, gli amalfitani governati da Sergio IV si rivolsero a Roberto il Guiscardo nel 1073.

Salerno capitolò ma gli amalfitani dovettero lasciar occupare la loro città dai Normanni, riavendo la pace a costo della libertà. Il «terror mundi» si mostrò magnanimo verso gli amalfitani, accordando loro una certa autonomia. Dopo la morte del principe normanno nel 1085, Amalfi cercò più volte di scuotersi dal giogo normanno.

Letteratura e storia di Amalfi

Nel 1135 Amalfi subì un orribile saccheggio da parte dei Pisani «traditori» chiamati in soccorso contro la prepotenza normanna. E’ da questo periodo che ha inizio la decadenza di Amalfi.

Nel 1343 una spaventoso maremoto, descritto dal Petrarca, investì la costiera; gran parte dell’abitato andò distrutto (con esso probabilmente anche il palazzo Ducale, citato in un documento come «palatium amalphitanum»), furono sommerse le fortificazioni, i cantieri navali, i magazzini e le attrezzature marittime. Cinque anni dopo, la famosa peste del 1348, descritta dal Boccaccio, completò l’opera di distruzione fra gli uomini.

La bellezza di Amalfi

Amalfi e tutte le cittadine della costa che erano state splendide località popolate e fortificate, ricche di sontuosi palazzi, ornati di affreschi, marmi, colonne, fontane, si avviavano a diventare modesti paesi che, privi della ricchezza che veniva dal mare ritornarono alla economia tradizionale della pesca, dell’artigianato locale e dell’agricoltura.

Soltanto sul finire dell’Ottocento l’affermarsi del fenomeno turistico ridiede incremento ad una città che costituisce l’epicentro economico di tutta la costiera che da Amalfi prende il nome.

https://www.costadiamalfi.it/storia-di-amalfi/